Imparare dai bambini a difendere l'ambiente

Imparare dai bambini a difendere l'ambienteI bambini insegnano a progettare lo sviluppo sostenibile

I bambini ci devono insegnare! Noi, "i grandi", dovremmo fare tesoro della serietà del loro impegno per l'ambiente, della loro volontà di cambiare questo nostro modo sciupone di gestire le risorse, della loro intransigenza di fronte a scusanti e giustificazioni di comodo per aver perseguito solo logiche economiche e d'interesse, perché, come afferma un proverbio dei nativi americani, questo pianeta non ci appartiene, ma lo abbiamo ricevuto in prestito dai nostri figli. Le classi del Liceo Majorana di Roma, dell'Istituto Guido Pitocco di Castelnuovo di Porto e dell'Istituto Ilaria Alpi di Ladispoli, con l'aiuto degli insegnanti, si sono spese con grande impegno nel realizzare oggetti, utilizzando materiale riciclato il più disparato, per partecipare al concorso ideato dalla RELOADER in occasione della settimana SERR 2012.

Come non raccontarvi del trenino realizzato dai bimbi della materna con le scatolette dei succhi di frutta delle merende, mettendo per rotelle i tappi delle bottigliette dell'acqua minerale. Come non raccontarvi del robotino realizzato da un bimbo di quarta elementare usando solo materiale elettrico ed elettronico da riciclo: assomigliava ad un logo della RELOADER. E poi c'erano case di bambole e bambole di pezza, un biliardino in cui i calciatori erano le mollette da bucato, la palestra per criceti, in cui la ruota girevole era stata realizzata con stuzzicadenti e cartoncino, intere fattorie di animali realizzate con le bottiglie di plastica colorata, così come addobbi floreali, palline per l'albero di Natale, scatole e scatolette porta-tutto, dalle penne ai gioielli. E i gioielli?

L'Italia delle discariche

L'Italia delle discarichedal rapporto "l'Italia del riciclo"

Anche quest'anno FISE UNIRE e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile fanno il punto sulla gestione italiana dei rifiuti. La terza edizione del rapporto "L'Italia del riciclo", presentata lo scorso 5 dicembre a Roma, fotografa la situazione del nostro Paese che purtroppo è ancora critica, soprattutto se confrontata con il resto dell'Europa. Le destinazioni "preferite" per i rifiuti urbani italiani sono ancora le discariche dove, secondo i dati della Commissione Ambiente della UE aggiornati al 2010, ne finisce ben il 49% del totale, mentre il rimanente 51% è suddiviso tra il recupero di materia (20%), il compostaggio (13%) ed il recupero energetico (18%). Questi risultati collocano il nostro Paese  agli ultimi posti tra quelli europei, meglio soltanto di Grecia e Portogallo, ed evidenziano ancora come in Italia si sia ben lontani dalle eccellenze la cui percentuale di rifiuti  urbani spediti in discarica oscilla tra lo 0% e il 3% e quella di riciclo (recupero materia + compostaggio) è superiore alla media europea del 42%.

Inoltre, come spesso accade, l'Italia risulta essere spaccata in due: il Nord virtuoso, ad eccezione della Liguria; il Centro Sud disastroso, specialmente per quanto riguarda la Sicilia (ultima regione per percentuale, 93%, dei rifiuti inviati in discarica) e purtroppo anche il Lazio che, con i suoi circa 2,5 milioni di tonnellate, è la regione con la maggiore quantità di rifiuti urbani inviati a discarica. Alla domanda sul perché in Italia sia così diffusa questa modalità, Edo Ronchi, Presidente della Fondazione, sostiene che uno dei motivi principali "è la bassa tassazione sullo smaltimento in discarica (15 euro a tonnellate in Italia contro le 40 in Germania)".

Rifiuto Non olet

Rifiuto Non oletdi Stelio W. Venceslai

I rifiuti si classificano in due grandi categorie: industriali ed urbani, a parte quelli nucleari e quelli sanitari,  i  cosiddetti  rifiuti  pericolosi,  che  esigono  un trattamento  completamente  diverso.  Per  i  rifiuti industriali, bene o male, salvo vistose eccezioni in genere dovute al progresso tecnologico (v. diossina od amianto o mercurio) esiste una legislazione specifica, anche se non sempre applicata e funzionale. Per i rifiuti urbani (RSU), invece, il discorso è profondamente diverso. Questi sono composti, in genere, da diversi materiali, organici, metallici, plastici, cartacei, di vetro o vetrosi. Esistono al mondo tecnologie capaci di sceverare tra loro questi rifiuti, con  vari  metodi,  per  scuotimento,  per  peso,  con tunnel d'aria, con campi magnetici. Tutti questi materiali, se convenientemente trattati, rientrano nel ciclo della produzione industriale come materie prime secondarie. I materiali organici possono essere trasformati in concimi od in mangimi, i prodotti metallici (suddivisi in ferrosi  e  non ferrosi)  vanno  in fonderia,  la  plastica,  convenientemente  lavorata con aggiunta di PVC,  può essere trasformata in sacchi per spazzatura, in tubi per l'irrigazione od in altri prodotti plastici minori, la carta va alle cartiere per essere  riciclata,  i  rottami  di  vetro  entrano  come componente parziale nella fusione del vetro e così via. 

In sostanza, gli RSU sono materie prime secondarie e le città sono delle miniere a cielo aperto di materie prime rinnovabili. Si tratta di una ricchezza considerevole,  se  intelligentemente  utilizzata.  Il trattamento degli RSU ha sviluppato enormemente, in questi ultimi anni, l'industria del riciclo in Europa. Carta e vetro sono riutilizzati da gran tempo dai produttori di vetro e di carta.

Serge Latouche

Serge LatoucheLe lumache, le 8 R e la decrescita felice

Serge Latouche è un filosofo ed economista francese (nasce a Vannes il 12 gennaio 1940). Professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi XI e all'Institut d'études du devoloppement économique et social (IEDES) di Parigi, e' uno degli animatori della Revue du MAUSS, il Movimento Anti-Utilitarista nelle Scienze Sociali. Latouche è fautore della decrescita, una corrente di pensiero politico, economico e sociale favorevole alla riduzione controllata, selettiva e volontaria della produzione economica e dei consumi, con l'obiettivo di stabilire una nuova relazione di equilibrio ecologico fra l'uomo e la natura, nonché di equità fra gli esseri umani stessi.

Riprendendo il pensiero di Ivan Illich, Latouche ci parla della saggezza della lumaca. "La lumaca costruisce la delicata architettura del suo guscio aggiungendo una dopo l'altra delle spire sempre più larghe, poi smette bruscamente e comincia a creare delle circonvoluzioni stavolta decrescenti. Una sola spira più larga darebbe al guscio una dimensione sedici volte più grande. Invece di contribuire al benessere dell'animale, lo graverebbe di un peso eccessivo.

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